
Il mio lavoro non è molto stimolante, anzi diciamo che non lo è per niente. Come molti al loro arrivo a Londra lavoro in una caffetteria, che qui sono ovunque e prendono chiunque, speculando sulla mancanza di pretese che può avere una persona al suo primo lavoro o che non conosce bene l'inglese. Normalmente gli orari sono massacranti, si lavora il week end e fino a tardi la sera e la paga, ovviamente, al minimo sindacale.
Da questo punto di vista almeno sono stato leggermente più fortunato, lavorando in una caffetteria all'interno di un'università che quindi è chiusa il week end, a Natale, e non tira troppo tardi la sera, oltre che avere una clientela decisamente meno esigente di molti altri posti e anche molto più simpatica e interessante.
Ma anche questo non è decisamente abbastanza per rendere il lavoro interessante, al massimo si può dire che lo rende meno peggio di molti altri, ma tant'è...
L'unico lato positivo che gli si può trovare è l'incontro di culture e lingue da ogni parte del mondo che ogni giorno mi capita di avere. Ad esempio l'altra volta ero a pranzo con un po' di colleghi e mi sono fermato un attimo a pensare sulle nazionalità dei presenti a quel tavolo. Non ce n'era uno proveniente dallo stesso stato di un altro e, a dir la verità, non c'era neanche un inglese. Sembra una barzelletta ma c'era un peruviano, un ecuadoriano, un brasiliano, una colombiana, un nigeriano, una polacca, una ghanese più ovviamente io che sono italiano. E non era un caso, pensando a tutti gli altri colleghi (e sono tanti considerando anche tutti gli altri stores dell'università) oltre a quelle nazioni potrei aggiungere anche Ungheria, Cipro, Albania, un qualche stato che non mi ricordo dei Caraibi, Bangladesh, Algeria e perfino Turkmenistan!
E anche tra gli studenti non so se gli inglesi da più di una generazione siano la maggioranza. Moltissimi sono i pakistani, gli indiani e gli arabi provenienti soprattutto dagli stati ricchi di petrolio del Medio Oriente. Ovviamente tanti sono anche i cinesi, i giapponesi e i coreani. Non mi aspettavo invece che ci fossero così tanti greci e russi. Senza poi contare tutte le nazionalità che non riconosco così solo dall'aspetto o dalle poche parole che gli sento pronunciare, ma che, sono sicuro toccano tutti e cinque i continenti e, se non proprio tutti gli stati, certamente la maggior parte di questi.
E così tutti i giorni ho almeno il mio piccolo divertimento nel sapere da colleghi e clienti peculiarità e stranezze (o che almeno a noi paiono tali) della loro cultura e della loro lingua. Ho imparato ad esempio che in greco psicologo si dice come in italiano solo con l'accento spostato sulla penultima "o", ma che loro a differenza nostra conservano il suffisso "logo" anche per otorinolaringoiatra che diventa così otorinolaringològos (cosa sempre utile, non si sa mai, potresti sempre avere bisogno di chiamarne uno mentre ti trovi sperduto in un isoletta del Mar Egeo...) traslitterato nell'alfabeto latino; o che in ungherese l'inglese bye si traduce siya (o almeno questa è più o meno la pronuncia, di come si scriva non ne ho idea); o mi ha fatto pensare sapere che ragazzi più o meno della nostra età mentre noi a scuola studiavamo l'inglese in Ungheria e Polonia studiavano il russo; o che a Cipro hanno la sterlina cipriota e che è la moneta più forte del mondo valendo addirittura più di quella britannica, e che non hanno solo quello di uguale al Regno Unito, ma anche le unità di misura anglosassoni, la guida a sinistra...
Ma la cosa più stronza (secondo i canoni della parola così come la intendiamo io con alcuni miei amici, ma che ormai è diventato per me il vero e unico significato del termine) e che, non so perché, mi ha fatto più ridere è il pingado. Il pingado è un po' il caffè per eccellenza in Brasile (o almeno così mi hanno raccontato) e consiste sostanzialmente in un latte caldo con una punta di caffè, un po' come il nostro caffellatte ma molto più leggero, tant'è che un mio collega brasiliano si lamentava che il caffè in Inghilterra fosse troppo forte per lui... E allora quello italiano cos'è?
Comunque adesso basta scrivere.
Garçon, um pingado please!
21/12/07
um pingado, please...
13/12/07
Day 1
Già il titolo è tutto un programma. Questo non è un blog sono solo lavori in corso. Lavori in corso su una vita attraverso la scrittura che vorrebbe insieme essere mezzo e fine ultimo di questa ricerca. Perché di questo si tratta, di una ricerca. Una ricerca sulle proprie capacità, le proprie aspirazioni, i risultati e gli eventi di una vita normale, ma che normale non vorrebbe essere.
Nei prossimi giorni, e chissà fino a quando, scriverò, quando potrò e avrò voglia, riflessioni, piccoli accadimenti nella mia vita, considerazioni e tutto quello che mi passerà per la testa, iniziando, forse, dai molti arretrati che ho da raccontare ai miei amici e a me stesso, forse, dalle novità di ogni giorno di cui avrò più voglia di parlare.
Ah, questo non è un blog pubblico, quindi non mi propongo di intrattenere o di divertire nessuno se non, forse, me stesso. Ovviamente chiunque potrà capitarci per caso navigando attraverso la Grande Rete, e chiunque possa trarre beneficio o anche solo abbia piacere a leggere i vagheggi di un eminente sconosciuto è ben accetto, così come bene accetti saranno i suo commenti ai post, di qualunque natura essi siano.
Ma andiamo ad iniziare...





